“RITORNO A MARSALA”  Racconto brevedi Giovanni Teresi NELL' ANTOLOGIA DI POESIA NARRATIVA E PITTURA  “ALLE RADICI DELL’ESSERE”

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“RITORNO A MARSALA”     di Giovanni Teresi
L’ultimo tratto di viaggio l’ho voluto fare in treno da Palermo per Marsala, provenendo da New York con volo Alitalia fino a Punta Rais, per richiamare alla memoria i luoghi, i colori e i profumi della Sicilia occidentale ove ho vissuto la mia gioventù. Il 25 maggio 2008, un giorno caldo di primavera e festa del Corpus Domini, è stato indimenticabile. Dal treno, dopo aver sistemato i bagagli, notavo man mano come la città di Palermo era cambiata e come erano altrettanto cambiate le contrade vicine. Palazzi ed insegne pubblicitarie facevano da padrone lungo le strade che costeggiavano la ferrovia. Non era cambiata, invece, la campagna coltivata con i lunghi filari di basse viti in quel periodo rigogliose e verdi. Anche i feudi che si estendevano dalle valli al mare erano gli stessi con gli isolati bagli padronali. Appoggiato al finestrino, riconoscevo l’odore della mia terra, un intriso di profumi di zagara e rose. Dopo 40 anni di assenza, riaffioravano le indelebili immagini della mia infanzia e i sapori della mia nativa città: Marsala. Avendo appositamente scelto la via Milo da Palermo per Trapani, gli ultimi 30 km di strada ferrata fino a Marsala sono stati parecchio emozionanti. La coltivazione sempre la stessa, grandi estensioni di piantagioni di viti basse e a spalliera. Giunto alla stazione di Marsala ero solo perché qui non avevo più parenti; i miei erano rimasti in America. Mi incamminai per via Roma verso il centro che manteneva l’antica architettura. Presa una camera nel vicino albergo Stella D’Italia, sistemati i bagagli, l’ansia mi induceva ad uscire per le vie e per l’immediata periferia. Fuori porta, ad est della città, riconobbi il vecchio baglio circondato d’abeti e da mura tufacee. Allo stridulo canto delle cicale, avvolto dall’inebriante profumo di resina e gelsomino, il baglio era fermo da generazioni a contemplare il suo tempo. Ricordai le passeggiate pomeridiane sulla bici con gli amici, i bagni estivi al vicino lido Canottieri, la canicola sulle rocce vulcaniche che si immergono ancora come mostri nel mare, il sale che si forma nelle loro insenature. A sera ritornavamo a casa rossi come i gamberi, l’indomani ci si spellava come bucce di patate. Quante corse al lungomare, quante cadute dalla bici che scorticavano le ginocchia! Sul finire del giorno, mi soffermai a guardare il tramonto mentre dagli sbuffi dell’onde giungeva una brezza benefica e familiare. Quanto era distante l’America! E’ vero: la propria terra non si dimentica mai. Qui sembra il centro del mondo. La maggior parte degli immigrati era molto giovane quando partì per l’America. Imparammo una seconda lingua, trovammo un lavoro, ci riunimmo in associazioni e comprammo case nostre. Mettemmo le radici, ma non le radici delle tradizioni e della memoria. Mentre riflettevo, l’odore del mare si mescolava all’odore del legno impregnato di vino che le grosse botti di rovere conservavano gelosamente nel vecchio baglio. A maggio a Marsala i mastri bottai riparano le vecchie botti vuote, le piallano all’interno per ospitare il futuro mosto. Anche altre nuove rotondeggianti botti, ormeggiate lungo la via del mare, attendono i giorni del vino. Riconobbi subito quel profumo di vino e di legno, che sottile si elevava tra le setose nuvole e resinoso nei tagli di rovere si mescolava al ronzio della pialla per diffondersi poi negli acciottolati vicoli. A tardo pomeriggio, mamma preparava una ricca insalata di pomodori, patate lesse con cipolle ed olive che, condita con buon olio extravergine e aceto di vino, mangiavamo in spiaggia. In America ci sforzammo per conservare le nostre tradizioni e la nostra cultura. Si formarono società di fratellanza e di aiuto agli immigrati. Tutto questo favorì il costante sbarco di immigrati che, oltre alla forte concezione italiana del lavoro, portarono musica, balli e cibo. L’odore del mare e del vino acutizzò in me un gran appetito. Quindi, pensai di cenare in albergo. Lungo la Via delle Sirene la processione del Corpus Domini procedeva come ai vecchi tempi tra i vicoli del paese fino alla cattedrale. Che emozione! Sopra i portici, tra gli eleganti rosoni, tra le ogivali finestre del vicino antico palazzo nidificavano ancora le rondini. La storia abita sovrana nei dintorni, le muscose pietre, i rugginosi lampioni, le brune tegole sui tetti e campanili sono prigionieri del tempo. Poi un ancestrale canto si udì dalla cattedrale; dolci note armoniose dipartirono dall’organo, e le ombre e i lumi di tenui chiarori si tessevano tra le felci e i gerani dentro gli intimi androni. La processione iniziava con due lunghe fila di giovani e donne. Subito seguiva l’arciprete con due chierichetti ai lati che elargivano incenso. L’arciprete teneva in alto, nell’ostensorio d’oro, il Corpus Domini. Una gran folla in preghiera si muoveva lenta e assorta. Dai balconi, adorni delle più belle coperte di seta stese sulle inferriate, gli abitanti gettavano profumati petali di rose. Un altro familiare odore di ceri e di rose acutizzò il mio ricordo. A maggio, a Marsala, le prosperose ville, gli androni, le icone sono adorni di vari tipi di rose rosse, rosa e gialle. Così i giorni e le notti profumano della loro delicata essenza. Al ritiro della processione, la banda cittadina intonò una soave musica religiosa. Lì vicino, anche la santa icona dell’Immacolata offrì il terso candore d’un sorriso… Le ore e gli istanti procedevano col loro trascorrere, dall’alba al tramonto, nel suggestivo incancellabile sogno. Al ristorante ordinai il tradizionale piatto di maccheroni con un buon vino bianco locale. Assaporavo lentamente la cena ed il vino mentre pensavo. Ero molto giovane quando presi la residenza in America. Lì ho vissuto gran parte della mia vita. Gli americani mangiano burro di arachidi e gelatina su pane bianco e molliccio uscito dai sacchetti di plastica. Io…io sono un italiano! Qui, a Marsala durante le festività tutti i parenti si radunavano a casa del nonno e c’erano tavole imbandite e vino fatto in casa e musica. Le donne stavano in cucina, gli uomini in salotto e i bambini ovunque. Ho molti cugini di primo e secondo grado. E mio nonno, con i suoi baffi sottili e ben curati, se ne stava nel bel mezzo di tutto questo, sorvegliando il suo regno, orgoglioso di quanto bene i suoi figli avessero fatto. A New York tutto ciò avveniva di rado. Dopo cena, solo nella mia stanza, ho aperto il balcone, la veranda dava sulla piazza. Il cielo stellato faceva da cornice alle maestose cupole doriche della Chiesa Madre. Un’atmosfera di innamorati! In questo attimo d’incanto pensai alla prima ed unica dichiarazione d’amore a Elisa, oggi mia moglie, e la feci paragonandola ad una rosa: “Come una rosa rosa le tue guance accarezzai… Come due gocce di rugiada i tuoi occhi scintillavano… Odor di zagara sapevano le tue labbra, come in un sogno di generoso amore.” Prima di chiudere le persiane ho voluto fare un brindisi con vino marsala all’amore, ai sapori, ai colori della mia bella terra e al futuro dei giovani marsalesi affinché trovino lavoro in Sicilia.

Giovanni Teresi

 

SOTTO IL PATROCINIO DEL CONSOLATO GENERALE D’ITALIA IN MELBOURNE E DELL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA SI È SVOLTA LA PREMIAZIONE DEL 
XIX CONCORSO LETTERARIO A.L.I.A.S. 2011
PRESENTATA L’ANTOLOGIA DI POESIA NARRATIVA E PITTURA
“ALLE RADICI DELL’ESSERE”

SEZIONE NARRATIVA – ESTERO – MENZIONE D’ONORE

Piero Simoni – Immagine lugubre – Livorno. Tatiana Koroleva – Viaggio non ordinario – Mosca – Russia. Maria Stabile – La zza Vannicchia – Vita – Trapani. Lorenzo Spurio – Uno di troppo – Jesi – Ancona. Gloria Venturini – La luce nella nicchia – Lendinara – Rovigo. Angela Argentino – Trilogia del viaggio – Mozia – Lefkada – Grecia. Emilio Gallo – Consecutio temporum – Bolivar – Venezuela. Laura Da Re – Bianca di Collalto – Conegliano – Treviso. Donatella Poesini – L’alba – Città Di Castello – Perugia. Natale Scarpelli – Queensland – Cairns 1953 – Scandicci – Firenze. Athe Gracci – I due fiumi – Pontedera – Pisa. Daniela Lombardi – Io? – Prato. Filippo Baglini –La fiaba del Pezzo di carta – Londra – Inghilterra. Liliana Fedora Puggelli – La donna senza – Prato. Silvia Nottoli – La calda terra – Città Di Castello – Perugia. Filippo Rocca – Emigrante – Ontario – Canada. Giovanni Teresi – Ritorno a Marsala – Marsala. Dario Tesser – L’Andrea – Treviso. Rosetta Savelli – Il ritorno dell’aquila bianca – Castrocaro Terme. Monica Fiorentino – Clipper il delfino bianco – Sorrento- Napoli. Adriana De Vincolis – I love Catania – Catania.

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