Profili da Medaglia/36 - "Vittorio Vettori" di Tommaso Romano

Nato a Castel San Niccolò nel 1920, morto a Firenze nel 2004.
Posso certamente definirlo come uno dei grandi umanisti del secolo scorso. Fu scrittore, poeta, saggista e critico letterario.
Laureatosi in Lettere a Firenze nel 1946, fu professore per molti anni a Pisa. Dal 1977 visse a Firenze, dove diresse l’Istituto Superiore per l’Aggiornamento Culturale “Mircea Eliade”, con sedi anche a Palermo e Venezia. Fondò e diresse diverse collane editoriali oltre ad alcune riviste controcorrente, come “Studi gentiliani”, “Nuovi studi gentiliani”, “Revisione”, “Eleusis”.
Fu Presidente dell’Accademia Nazionale dell’Ussero e dell’Accademia Casentinese. Fondatore dell’Università Paneuropea, Vittorio Vettori fu autore di parecchi studi su Dante e la Divina Commedia e di oltre centocinquanta opere, tradotte in numerose lingue, tra cui: Giovanni Gentile e il suo tempo; Ezra Pound ed il senso dell’America; Storia letteraria della civiltà italiana; Dante in noi; Poesia a Campaldino; Acquadarno; Conversazioni con Jorge Luis Borges; L’oro dei vinti.
Ricordare Vittorio Vettori è tributare un omaggio costante a un uomo che, onorandomi della sua considerazione e amicizia, in realtà mi fu Guida ed Esempio di dedizione assoluta alla Letteratura, al pensiero speculativo, alla creatività poetica, alla ricerca della verità.
Di casa a Palermo e in Sicilia, dove vantava diversi amici ed estimatori (Nino Muccioli, Dino Grammatico, Peppino Pellegrino, Renzo Mazzone, Lucio Zinna, Luigi Maniscalco Basile, padre Giuseppe Cultrera), Vettori fu veramente poliedrico e, come pochi, un geniale realizzatore oltre che zelante studioso e operatore di cultura.
Ho avuto modo di conoscerlo a fondo, prima nella sua Firenze, moltissime volte a Roma, nella comune militanza sul Sindacato Libero Scrittori Italiani, poi negl’incontri che organizzavo, specie i convegni su Arturo Onofri e, in seguito, su Papini (1981), di cui era autorevole studioso e autore di bei saggi, pubblicati pure con Spirali di un discusso ma geniale Armando Verdiglione.
Fu attento estimatore ed esegeta dei siciliani (Tomasi di Lampedusa, Elio Vittorini, Guido Ghersi, Angelina Lanza Damiani, Pietro Mignosi) e con la Ila Palma pubblicò vari numeri della sua rivista “Revisione” (a cui pure collaborai) e alcuni libri dedicati a Moro, Galeffi, ecc.
Con Thule pubblicò un libro, da lui dichiarato essere stato il suo migliore: Dante in cielo, nel 1984, sotto forma di lettere a me indirizzate.
Fu prefatore di mie opere e dell’Antologia poetica Versanti, che era espressione del nostro gruppo palermitano d’allora (Aldo Giovanni Ingrassia, Luigi Mura, Franco Giannilivigni). Collaborò regolarmente alle nostre iniziative e riviste, ma soprattutto fu un indicatore come pochi al suo pari. Aveva una cultura enciclopedica e una formidabile memoria, dotato di una rara capacità di sintesi.
A Palermo sotto la guida di Vettori, con Franco Tomasino, Lucio Zinna e Maniscalco Basile fondammo la sezione dell’ISAC, Istituto Superiore per l’Aggiornamento Culturale, dedicato a Eliade, e ci si rivedeva sempre al Premio Mediterraneo, quali componenti della giuria.
non poco merito Vettori ebbe nell’ideare, con Mercadante, Muccioli, Tricoli, Grammatico e con chi scrive, i due Convegni palermitani su Pietro Mignosi, specie quello nel 1989, scrivendo la postfazione al libro di Vassallo sulla figura e l’opera del geniale pensatore e direttore de “La Tradizione” (in quel libro compare una mia bio-bibliografia su Mignosi).
Ancora fondamentale fu il continuo appello di Vettori alla pacificazione nazionale, in direzione politica e soprattutto culturale. Appello che non fu compreso per come invece poteva essere accolto, superando, in una nuova sintesi, come Vettori auspicava, l’antitesi fascismo-antifascismo. In questo senso Vittorio vettori ricapitolava, da par suo e in modo inconsueto, Gobetti e prezzolini, Sturzo, Noventa e Croce, Borges e Piero Scanzani, Aldo Moro, Del Bo, Pound e vittorio Enzo Alfieri e, ad alcuni di questi, dedicò saggi e interpretazioni, non certo trascurabili.
La sua bibliografia è realmente sterminata e dobbiamo molto alla sua seconda compagna e poi moglie, Ruth cardenas, fine poetessa e scrittrice, se a Firenze si può leggere una pubblica lapide commemorativa in sua memoria, nonché la diffusione e l’attualizzazione di sue opere e intuizioni profetiche, ancora peraltro da ampiamente indagare e criticamente discernere. Va comunque positivamente segnalata la monografia di Giuseppe Panella, Introduzione all’opera di Vittorio Vettori. Civiltà filosofica, poetica “etrusca” e culto di Dante (Polistampa, Firenze, 2014).
Già avanti negli anni e provato per gli studi, gli festeggiammo, alla Fondazione Chiazzese, i suoi laboriosi ottant’anni, seguiti e come accompagnati da un suo ancora lucido intervento.
Quanti consigli di letture e studi mi ha assegnato Vettori; quanta attenzione alla mia poesia mi ha generosamente riservato, con le sue recensioni, per me fondamentali, ancora.
Ecco, la generosità fu peculiare caratteristica del suo autentico umanesimo poetico e civile, che si poteva agevolmente riallacciare alla grande tradizione dei vettori (uno di questi fu amico di Machiavelli, tanto che Vittorio gli dedicò il bel testo dal titolo L’amico del Machia, Cappelli, Bologna, 1973), alla sua Toscana e, ce lo consentiamo serenamente sicuri di ripercorrere il suo amoroso legame, con la Sicilia.
 
Nella foto da sinistra: Tommaso Romano e Vittorio Vettori

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