Profili da Medaglia/17 - "Silvio Vitale" di Tommaso Romano

Nato a Napoli nel 1928, vi morì nel 2005.
Protagonista della vicenda antagonista già durante la seconda guerra mondiale nella Napoli liberata, ascoltando la radio della Repubblica Sociale Italiana diede vita a un foglio clandestino legato idealmente a Salò, dal titolo “All’Armi”. Partecipe della vita universitaria, collaborò alle riviste fiancheggiatrici del Movimento Sociale Italiano, “Riscossa” e “Imperium” e poi “Audacia” di Enzo Erra, guidando il movimento universitario “Rivolta Ideale” e l’organizzazione degli studenti universitari FUAN, riscuotendo grandi successi elettorali.
Brillante avvocato del foro napoletano, fu più volte Consigliere dell’Ordine forense. Per molti anni, fino alla creazione di Alleanza Nazionale, restò ai vertici del MSI con svariati incarichi. Eletto più volte alla Regione Campania, diventò anche Deputato Europeo. Dal 1971 al 1975 fu editorialista del quotidiano “Roma”, diretto da Piero Buscaroli.
Il frutto più alto dell’attività culturale e di ricerca storica di Vitale avvenne però nel 1960 con la “pubblicazione napoletana tradizionalista” denominata “L’Alfiere”, fondata con Gabriele Fergola. Un lavoro di scavo e di revisione documentale che ben anticipava tutto un filone che sulla critica al Risorgimento, per come si sviluppò, ebbe proprio in Vitale un non dimenticabile precursore e protagonista indiscusso, volto anche ad affermare la dignità, l’identità e la storia non adulterata del sud, che sconta ancora i pregiudizi storicistici delle c.d. “dominazioni” ritenute sempre perniciose.
Eppure tale merito va condiviso, in questa stessa direzione, con carlo Alianello, romanziere e scrittore di valore, incontrato una sola volta a Roma e a cui ho dedicato attenzioni critiche e un Premio Tradizionalista.
Il contributo portato da Vitale, signore schivo e gentile, sempre fermo sulle posizioni della non compromissione, si dipanò ulteriormente con la cura e divulgazione di autori nodali del pensiero cattolico-tradizionale, quali Plinio Correa de Oliveira, Attilio Mordini, Antonio Capece Minutolo principe di Canosa, Domenico Sacchinelli, Francesco Leoni, Michele Fernerari. Decisiva la sua amicizia e collaborazione con un Maestro del Tradizionalismo novecentesco, Francisco Elias de Tejada y Spinola, che Vitale tradusse autorevolmente e di cui rimangono i monumenti della ricerca del pensatore carlista spagnolo in Napoles hispanico, nonché la sua penetrazione culturale in Italia, che condivido con Cattabiani e l’amico Pietro Golia. Quest’ultimo, benemerito editore a Napoli di Controcorrente, da poco scomparso, fu da me ospitato a Palermo nel 2011, con Edoardo Vitale, figlio di Silvio, per un convegno Thule svoltosi a Palazzo Asmundo proprio su “L’Alfiere”, per il quarantesimo della nascita. La rivalutazione operata da Vitale e dal piccolo gruppo de “L’Alfiere” per i Borbone e per il Regno delle Due Sicilie coincise con una proposizione in profondità delle cause del tramonto del Meridione, in antitesi con la storiografia e il pensiero economico liberale e marxista, nonché del progressismo, anche cattolico, che volutamente ignorava i secoli d’oro del Sud e lo stesso Vico.
Il mio debito e la riconoscenza verso Silvio Vitale sono quindi veramente grandi. è stato un esempio di costanza, dirittura, semplicità e profondità come pochi dell’ambiente umano, culturale e politico, che ho attivamente praticato fin dai miei verdi anni. Basti ricordare, a tal proposito, che già nel 1971 fui ufficialmente nominato corrispondente de “L’Alfiere” per la Sicilia e mi sembrò moltissimo, come, in effetti, lo era moralmente. Posso dire, senza i fanatismi dell’una e dell’altra parte, di risorgimentalisti e anti, che Vitale mi diede le coordinate per rettificare e impostare una linea dottrinale e storica non imbrattata da retorica. Se oggi scrivo e ricerco storicamente e letterariamente per un’identità da riconquistare e riaffermare senza retorica di parte e chiusure acritiche, in buona parte lo debbo a Silvio.
La bella e curata rivista napoletana (dalla morte di Silvio, diretta con gli stessi intendimenti, la stessa costanza e l’identico amore dal figlio Edoardo, magistrato) fu autentica palestra per molti giovani e meno giovani. Se vi fosse una scuola storiografica seria, oggi “L’Alfiere” sarebbe oggetto di studio dopo quasi un sessantennio dalla sua fondazione, al pari del revisionismo operato, sul Fascismo, da Renzo De Felice.
Il mondo della Tradizione, della Destra, poi, è impregnato di un settarismo che dice, a parole, di voler combattere. Conobbi personalmente Vitale a Napoli, all’indomani del primo Convegno dei Tradizionalisti italiani di Firenze del 1972. Ero armato di sacro furore e, dopo la lezione evoliana, mi andavo preparando alla conversione piena al cattolicesimo, marcatamente tradizionale, che era la fede medesima professata da Silvio. La passione calma di Vitale suscitò in me un lento ma decisivo contagio. Non era e non fu mai un ottimista e ne aveva tutte le ragioni. Eppure lo sorresse la fede in Dio e nei suoi ideali. Ebbi la fortuna di partecipare, invitato da Vitale, al Convegno del 1973, che si svolse all’Hotel Terminus di Napoli, degli “Amici de L’Alfiere”. Fu uno snodo decisivo quell’incontro, di cui fu grande protagonista de Tejada. Tuttavia, senza Vitale, quel nucleo che si ritrovò a Napoli non avrebbe avuto né storia né avvenire. Conobbi alcuni Amici e Sodali di valore in quell’indimenticabile occasione: Maurizio Di Giovine, Pino Tosca, Piero Vassallo, Mario Gallotta, il barone Carelli, Andrea Arpaja, don Achille Di Lorenzo, Fulvio Izzo. Demmo così vita alla più importante e determinante iniziativa di quegli anni in campo cattolico-tradizionale, accanto alla fondazione di Alleanza Cattolica e ai gruppi di “Una Voce” e “Civiltà Cristiana” di Franco Antico. Fu questa la fondazione della Sezione Italiana dell’Associazione Internazionale dei Giusnaturalisti Cattolici Filippo II, fondata da don Francisco, con sezioni anche in Grecia (con Harry e Michele Ghitakos e due convegni universitari ad Atene-Pandeli e ad Alexandroupolis, a cui partecipai), Francia e Sud America.
L’ideazione di de Tejada, con Vitale, Caucci, Tosca, Vassallo e con noi giovani, fu organica nel rintracciare e proporre una “linea” finalmente non discontinua della e per la tradizione italiana: San Tommaso d’Aquino e il Tomismo (Convegno a Genova nel 1994); Giambattista Vico (riletto, dopo la distorsione crociana, alla luce della Tradizione napoletana e controriformista, con convegno organizzato da Tosca e Mascolo a Bari); i Movimenti Popolari Antigiacobini (Convegno da me organizzato a Palermo, al Don Orione, nel 1976, il primo organico sguardo dell’opposizione e resistenza dei popoli italiani al giacobinismo e all’illuminismo); il Risorgimento a Roma (ultimo Convegno, tenutosi nella bella sede di Civiltà Cristiana, dove si consumò l’ennesimo scontro fra risorgimentalisti e non). Le relazioni del Convegno su Vico e tutte le prolusioni di de Tejada furono riunite da Thule e da me curate in volume. Vitale non mancò di organizzare altri convegni e commemorazioni (Civitella del Tronto e Gaeta, tratte a simbolo dell’ultima resistenza borbonica nel Sud insieme alla Cittadella di Messina, a cui ho dedicato un libro con il compianto Nino Aquila, prefazionato da Franz Riccobono). Fu vicino a “Tradizionalismo Popolare”, Silvio, anche senza aderirvi, tanto da partecipare con una propria comunicazione all’altro storico Convegno di tradizionalisti svoltosi a Sibari – e organizzato da me e da Pierfranco Bruni nel 1989 (con Angelo Manna, altro verace “borbonico” e attivo deputato, Pino Tosca, Ulderico Nisticò, Sergio Boschiero, fra gli altri) sul tema “Una letteratura per la libertà” – e ricevere il Premio intitolato all’Amato Maestro Carlo Alianello, da noi istituito. Ci si rivedeva sempre con reciproca affettuosità, ai convegni d’area, negli organismi di partito fino al 1995 e più volte a Napoli, nel suo studio. Seguiva con paterno affetto le mie attività e fu non poco benevolo nel recensire i miei studi su “L’Alfiere”, pagine che mi sono assai care.
Si schierò contro la creazione di Alleanza Nazionale, vedendovi (forse non a torto, lo dico da fondatore di AN) una deriva solo “governativa” e allineandosi con Rauti. Io stesso lasciai per sempre AN nel 2001 senza farvi più ritorno e mai aderendo a quello che ritengo il naufragio annunciato della Destra, quel coacervo informe che fu il Popolo delle Libertà. Però rimasi sempre nell’area politico-culturale d’origine, tanto da essere stato chiamato a far parte della Fondazione di AN, cosa che debbo a Marcello Veneziani, che è fra i pochi ad avere sviluppato una poderosa ricerca e rifondazione di una cultura politica e filosofica che si era fatta asfittica, ed io, che sono stato il suo primo editore, gliene riconosco tutti i meriti. Ma l’ambiente, piccino e litigioso, pur leggendolo, non lo eleva per intero al ruolo che certamente merita. La cooptazione nel Comitato Scientifico della Fondazione di AN è stato un modo per sentirmi unito comunque, anche se nel più totale disincanto, ad una comunità che ho considerato la mia casa per decenni, che non rinnego certamente e che, anche grazie a Silvio Vitale, ha avuto la dignità e lo spessore di un pensiero autenticamente fuori dal coro, antimoderno e spiritualmente orientato.
Come ho ampiamente raccontato in un libro intervista curato dall’Amico valoroso Gianandrea de Antonellis nel 2004, era il tempo della Diaspora necessaria, un tempo che continua.
 
nella foto da sinistra: Pierfranco Bruni, T. Romano, Piero Vassallo, Pino Tosca, Silvio Vitale

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