PEOPLE, una raccolta di lettere di Filomena Carrella

di Franco Trifuoggi

Filomena Carrella, figura poliedrica – docente, musicista, poetessa, giornalista, narratrice – offre con questo singolare epistolario (People, Edizioni Melagrana. 2017) una nuova, felice prova della sua fruttuosa versatilità, manifesta nel suo brillante iter letterario, a partire dalle suggestive Favole di Magadhì, del 1997, alla maliosa musicalità dei versi della silloge  Il deserto vivibile alla briosa commedia Così è! Così e…, al colorito e intenso messaggio irenico di Louis Armstrong. La musica oltre il razzismo, agli articoli sul quotidiano Roma e su vari prestigiosi periodici. Con queste sue lettere aperte, infatti, indirizzate a personaggi quasi tutti contemporanei  la Carrella rivolge una particolare attenzione a lettori giovanissimi, che la sua feconda e smagliante vena narrativa e descrittiva indubbiamente privilegia.

Non costituisce, quindi, una sorpresa l’accoglienza calorosa ricevuta dalla presentazione dell’opera presso vari Istituti scolastici ed emittenti radiofoniche dell’Italia meridionale, nonché presso Istituzioni di grande prestigio come la FIDAPA di Napoli e il Circolo della Stampa di Avellino, per non parlare delle lusinghiere recensioni di cui è stata gratificata.

La scelta dei personaggi è assai varia: spazia, infatti, su uno scenario mondiale, dai benefattori dell’umanità agli statisti, dai campioni dello sport agli scienziati ai musicisti, dai divi del cinema e della televisione alle regine e alle principesse, costantemente attenta a toccare le corde della sensibilità dei particolarissimi fruitori. Incontriamo, così, in questo lungo viaggio epistolare, anzitutto Papa Francesco (“nostro esempio vivente di solidarietà globale”), subito dopo Madre Teresa di Calcutta (“la più fragile delle donne, che si è buttata a capofitto nelle sfide più grandi di lei…”); e in seguito il Dalai Lama, la Regina Elisabetta d’Inghilterra, “instancabile ed ammirevole”, Nelson Ralihlahla Mandela, la “splendida” Rania di Giordania; e via via altri personaggi famosi come Sonia Gandhi, Bill Gates, Riccardo Muti, Annio Morricone, Pavarotti, Valentino creatore di moda, Margherita Hack, Sophia Loren, Al Pacino, Renzo Piano, Maradona “giocoliere del calcio”, Malala: in tutto 32 lettere, ognuna delle quali accompagnata da una scheda didattica, intesa a suscitare facili spunti di riflessione o di analisi. Un caleidoscopio godibile, di immediata accessibilità, che propone esempi positivi, nel segno della fiducia nella vita e nella cultura, della speranza, della solidarietà, dell’amore per la pace. Un lucido messaggio destinato ai giovani perché – per dirla con la Dirigente scolastica Antonella Pappalardo – “non diventino vittime di questa società del disvalore, in cui tutto è liquido, in cui i social network contano più delle relazioni umane…”, e affrontino il quotidiano da una prospettiva differente.

Non, però, un testo uggiosamente parenetico, appesantito da clausole moralistiche, bensì una scrittura certamente non priva di insegnamenti etici, ma pur sempre pienamente consapevole dell’esigenza di parlare al sentimento e alla fantasia di un’età difficile, come ben sa chi oggi esercita la missione di educatore. Non paventa, dunque, l’autrice, i rischi dell’ “accelerazione della storia”, perché dei potenziali lettori sa immaginare istanze, problemi, propensioni, gusti, e adeguare ad essi i toni della sua partitura. Questa persuasa adesione alla loro sensibilità rende ragione dello spazio assegnato anche ai miti dell’adolescenza e alla loro difforme fenomenologia, indubbiamente distante dal proporsi come valore pedagogicamente paradigmatico, ma pur sempre idonea non solo ad appagare curiosità e dilettazioni ludiche, ma anche a favorire, con l’ausilio delle domande contenute nelle schede, la possibilità di enucleare, al di là della consistenza effimera delle loro figure e parvenze, presenze di valori come la forza di volontà, la fiducia e la perseveranza nell’impegno verso un traguardo, il coraggio nell’affrontare le difficoltà che il cammino presenta. Una gradevole sosta di lettura, quindi, e di ripensamento che può riuscire, almeno in parte, a sospendere, almeno per lo spazio suggestivo di una breve pausa, se non a ad esorcizzare, la morbosa dipendenza dai “social network”e dalla scarnificazione (e mortificazione) della parola imposta dalla dinamica dei “messaggini”.

L’autrice, invero, appare sorretta, nel suo grato impegno, da un eccezionale entusiasmo intellettuale, che si risolve nella foga di un dettato espressivo immaginoso, vivace, ricco di immagini, dispiegantisi non di rado con una foga vertiginosa e un’aggettivazione  opulenta sapide di barocco: una dovizia e mobilità di discorso, riverbero di una inallentata voluptas enarrandi sostenuta da un ariostesco slancio di fantasia e da una felice vena descrittiva, e insieme di una “collaudata vocazione didattica”, dell’esigenza di fare breccia nell’animo oltre che nella mente dei lettori più giovani,ai quali consacra un linguaggio ricco di colori, dal gusto visivo e plastico. La scrittura, che asseconda docile il ritmo dell’ispirazione, sa alternare, in virtù della sicura perizia musicale dell’autrice, strutture di un periodare elaborato, ampio e complesso – massime quando l’autrice indulge allo scandaglio psicologico - a cadenze agili, talora addirittura epigrafiche.

La fede della Carrella nei valori, poi, illuminata da una religiosità fervida ma immune da santimonia, è accompagnata da un ardente amore per la vita, uno schietto vitalismo che la induce a disegnare con appassionata partecipazione l’esemplarità e la singolarità dei personaggi mitici. Ne scaturiscono, quindi, messaggi non solo di pace e di solidarietà, ma anche di lode della genialità, culto della bellezza, sì da coinvolgere il lettore nell’ammirazione per il valore della vita, i suoi incanti, i suoi sorrisi, l’impegno per la realizzazione degli ideali, nel desiderio di dar corpo alle speranze. Avvertiamo, così, “il brusìo degli Angeli nella tecnopoli contemporanea” (per dirla con Peter Ludwig Berger), il calore della generosità che scioglie il gelo dell’egoismo, il fascino dell’eleganza che dissipa le brutture della rozzezza, il balsamo dell’arte che ci affranca dalla crudezza realistica quotidiana e dal rischio di divenire simili alla “gente petrosa ai sogni” stigmatizzata da Quasimodo.

Non è senza ragione, quindi, che una significativa lezione di fede nella cultura e di ottimismo, preziosa in tempi come il nostro, aduggiato dall’aridità spirituale e dal materialismo utilitarista, preluda già al percorso epistolare con le parole rivolte ai ragazzi da Regina Schrecker, già Lady Universo: “Affrontate con dinamismo e passione il mondo della scuola: la cultura è il segno della speranza, del rinnovamento, della pace… La cultura è una dichiarazione d’amore per la vita! I sogni sono la vera sfida: non mollate mai! Credere è già una vittoria”.

Un itinerario epistolare ricco e vivace, dunque,  che il variegato regesto iconografico immunizza dal rischio della monotonia, e che può giovare anche a chi, adulto, voglia attingere un agevole approccio ai miti e alle suggestioni degli adolescenti, sì da poter meglio orientarsi nella comprensione dell’universo di una generazione tanto distante dalla propria. Diciamo allora “grazie” a Filomena Carrella per il dono di questo libro attuale e interessante e per il garbo e la grazia tutta femminile con cui ce lo porge.

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