La difficile verità dei personaggi pirandelliani

Dalla sua prima rappresentazione avvenuta, in stesura definitiva, il 18 maggio del 1925 a Roma, Sei personaggi in cerca d’autore è senza dubbio l’opera pirandelliana più replicata. Considerata il dramma più emblematico di tutta la drammaturgia di Pirandello e al contempo il più aperto ad ogni possibile lettura ed interpretazione, esso ci pone di fronte all’irrisolta questione dell’Essere e dell’Apparire, mantenendo nel tempo la sua vitalità ed il suo carattere originale. Il ruolo di Pirandello, che  fra le due guerre mondiali sostituisce quello dello scrittore-demiurgo D’Annunzio, è quello dell’intellettuale che possiede la capacità di mettere a nudo le contraddizioni dell’età del primo capitalismo industriale. Lo scrittore siciliano riesce a cogliere i primi aspetti di quella che sarà la massificazione dell’umanità: il meccanizzarsi della vita quotidiana, la perdita del valore delle azioni e dei pensieri, la solitudine dell’individuo che vede frantumarsi la propria personalità e che si vede vivere una realtà diversa da quella che percepisce con l’anima. Il suo processo dialettico emerge come struttura di una forma nuova di concepire il personaggio letterario e cioè “il personaggio senza autore”. Simbolo della condizione oggettiva di una umanità priva di certezze e ricca di contraddizioni e di illusioni, il personaggio pirandelliano cerca la liberazione da una società disumanizzante e una consistenza alternativa che gli dia l’identità a cui ambisce ma che non riesce a raggiungere se non nelle forme del suo inseguirla. Egli è tutt’uno col dramma che vive e rappresenta, i conflitti di cui è attore sono la sua stessa natura, il suo agire è guidato dal dilemma che la vita gli propone, e nell’incertezza della possibilità di risolverlo egli si vede sdoppiato divenendo il fulcro del contrasto stesso. Si radicalizza nella convinzione che l’infelicità propria è la stessa che accomuna tutti gli esseri umani e perciò nessuno può sfuggirla. I personaggi pirandelliani soggiacciono alla vita, nella persuasione che solo il caso è arbitro del destino di ognuno e che quindi è inutile ribellarsi; da qui la loro acquiescenza, il loro arrendersi a quel sistema che non potranno mai controllare.

Paradigma del conflitto tra l’aspirazione a comunicare e l’impossibilità ad essere rappresentati nella verità, i Sei personaggi, il Padre, la Madre, il Figlio, la Figliastra e i due bambini,  irrompono sul palcoscenico, dove una compagnia teatrale sta allestendo uno spettacolo, e chiedono di essere rappresentati nel loro dramma umano. Questo è l’unico modo perché le loro vite, nate dalla fantasia dell’ autore, possano trovare una reale identità. Ma l’aspirazione a comunicare dei personaggi si scontra con l’impossibilità da parte degli attori di far vivere la loro storia sul palcoscenico. Tuttavia la difficile esistenza sulla scena della loro vicenda solletica la vanità del regista il quale avverte che il dramma di quella famiglia borghese, a tratti banale a tratti tragico, merita di essere considerato. I sei personaggi raccontano la loro verità, che non è mai univoca, ma non riescono a riconoscersi negli attori che entrano nelle loro parti. Personaggi, dunque, condannati a restare “senza autore”, a peregrinare da un teatro all’altro con l’unica speranza di vedere rappresentata solo una parte della realtà che li sostanzia. E senza autore è, del resto, il personaggio pirandelliano in genere, affidato ad ogni possibilità di interpretazione, celebrato proprio per l’impossibilità di essere collocato in uno standard che ne faccia un’entità definita. Il contrasto fra la Vita e la Forma, che resta il nucleo di tutta la problematica pirandelliana, sfiora ne I sei personaggi il problema dell’arte. Agli attori che devono recitare il loro dramma è delegato il compito di sciogliere in forma compiuta la vita e di condurla alla dimensione dell’arte. Ma quella vita che vanno a rappresentare sfugge dalla loro comprensione e si rivela necessità di movimento, trasformazione, incompiutezza. Altri attori se ne approprieranno per farla rivivere in altre Forme, in un gioco dilatato fino all’impossibile. La tragedia dei sei personaggi sta nella disperata consapevolezza di non poter far mai giungere agli altri la loro Verità; il loro raccontarsi resta un tentativo senza risposta, una voce che può essere ascoltata ma non accolta, un inutile denudarsi. La Verità sarà sempre un passo indietro, sarà sempre un grido taciuto.

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