Il profumo del tempo (dialogo)

 

 

L'azione si svolge poco lontano dal roseto, presso il quale Proust si era soffermato per "visitare" le rose del Bengala lasciando l'amico Reynaldo Hahn un po' più avanti ad aspettarlo.

 

PROUST: (è appena tornato dalla "visita") Scusami Reynaldo se ti ho lasciato solo, ad aspettarmi... ma le rose...

 

HAHN: Io non ti capisco, Marcel! Ti ho visto chino sulle rose e sono stato in ansia per te. Tu che soffri d'asma non devi esporti a un profumo così intenso. So quanto siano irresistibili le meravigliose rose del Bengala, ma consentimi di dirti che sei stato imprudente...  

 

PROUST: Passando dal roseto, una leggera brezza ha accarezzato il mio volto facendosi messaggera di un sottile profumo che non era solo di rose. Un altro odore ho avvertito... non della stessa natura dei magnifici fiori... E poi un alito, un bisbiglio mi ha fatto tornare indietro sui miei passi. Ho sentito un forte richiamo, un saluto... come se una voce, sì, come se le rose avessero assunto apposta per me quel profumo rinunciando al loro e mi invitassero a soffermarmi un poco presso la siepe, quasi per comunicarmi qualcosa o farmi assistere a un prodigio... (con la mano sinistra introduce tra le labbra l'estremità dei suoi baffetti e li mordicchia)

 

HAHN: I tuoi occhi non sono nuovi alle rivelazioni. Se in una tazza di tiglio hanno visto sorgere l'intera città di Combray, chissà di quale ottava meraviglia, di quale portentoso evento hanno dianzi goduto!... Ma tu fremi, Marcel! Vedo che una grande emozione ti pervade; di sicuro, qualche radiosa immagine persiste nei tuoi occhi, che ancora guardano altrove.

 

PROUST: (smette di mordicchiarsi i baffi, si scuote, batte le palpebre come per destarsi da un sogno) Ecco, riprendo la mia compostezza! Con l'amata visione svanisce la mia dolcezza infantile e nel cuore resto un poco triste. Perdonami Reynaldo se ho interrotto la passeggiata. Sai quanto io ami intrattenermi con te... Parlavamo di musica e di poesia discutendo sulla bellezza dei suoni e delle parole. Osservavamo quanto il loro legame sia così stretto da consentire di nominarle indistintamente, scambievolmente, e consideravamo un miracolo la loro identità. Inoltre, convenivamo nell'affermare che tutto è musica e poesia quando ci seduce la bellezza, e come allora tutto si distenda e trovi pace e consolazione nella rigorosa disciplina del cuore...

 

HAHN: (con aria sognante) Il cuore è l'organo che suona la musica della vita, quando l'amore la compone sulle sue corde! Oh, l'amore, Marcel! Non conosco compositore migliore, né esecutore più grande del cuore!

 

PROUST: (con aria incantata) A volte, al cuore basta un soffio, un ricordo per suonare un'orchestra!... Un soffio è un lampo, che porta via dal cuore il vuoto d'amore riempiendolo del medesimo sentimento, che un tempo fece vibrare le armoniche corde... È un miracolo che ogni cosa si desti e ami in quel soffio! Un soffio, sì... e la vita ritrova il suo adamitico respiro!

 

HAHN: (con anelante curiosità) Raccontami di quel soffio, dell'odoroso refolo che ti ha accarezzato il viso...

 

PROUST: Oh sì, Reynaldo... Un respiro, un istante, una luce che si accende e il cuore che sussulta! Tutto accade simultaneamente. Oh!... Quanti ricordi, quanti sentimenti, quanta vita abita in quell'istante, in cui il tempo fa sentire il suo profumo!... Tu mi comprendi, amico mio! Perché sai che in questi istanti il tempo si fa musica e nascono le arie più belle...

 

HAHN: Quanta dolcezza e quanta amarezza! Tutta la gioia abita in quell'istante ed è la più grande nostalgia che ci prende. Sì. È qui, in questa "fuga" del tempo, che io fermo la mia vita con movimenti che esprimono i miei stati d'animo. È qui, Marcel, che le tue parole si vestono a festa e volano con le immagini con le quali tu le sogni! Tutta la passata bellezza delle emozioni, degli affetti, delle conquiste sentimentali si muta in pathos, e questo pathos è ancora bellezza, forse una bellezza più grande!... Questo io colgo in quel sentimento di morte, che detta a  Ciaikovskij la sua ultima opera e diventa una sinfonia patetica e bella! A questa musica, Marcel, somiglia la tua Recherche.

 

PROUST: Sì, amico mio. Un inno di morte è un inno alla vita e alla Bellezza. Ed è lo scacco matto che possiamo dare al tempo. Il sentimento del quale non è altro che il sentimento della vita fugace, ovvero, della morte, da cui nasce la ricerca del tempo perduto, la quale è il desiderio di ritrovarlo per fermarne la fuga e abolirlo. Ma è alla Bellezza che dobbiamo due volte l'immortalità. Perché solo quando la "sua" opera è compiuta possiamo veramente morire. E non c'è migliore congedo dalla vita che questo morire "in bellezza" sapendo di continuare a vivere "per" la Bellezza... Oh, quale meraviglia, mio Reynaldo! Quale emanazione in quel profumo del tempo che ho respirato, misto a quello delle rose! Nella bellezza giovanile di queste regine ho di nuovo incontrato le mie fanciulle in fiore! Come allora, quando mi apparvero per la prima volta, ho goduto della loro leggiadra visione. Nell'incoscienza di contemplare un'esperienza vissuta, mi sono ritrovato innamorato di quelle "esuberanti" colombe. Sì. Le rose mi hanno parlato, mi hanno interrogato sui miei sentimenti, e nel loro colore ho colto il mio rosso pudore e l'incarnato roseo delle guance delle fanciulle, che i raggi dei loro sguardi ammiccanti rendevano luminoso. Ed ero io a occhieggiare, incantato e sedotto dall'apparizione di quelle Grazie, da contemplare come un dipinto di Monet... (china il capo e socchiude gli occhi come se volesse ricreare un'immagine, una visione).

 

HAHN: (resta un po' ad osservarlo; poi, con esitazione, allunga una mano e lo tocca leggermente sulla spalla chiamandolo sottovoce) Marcel!...

 

PROUST: (scuotendosi) Scusami amico mio... L'emozione mi ha impedito di proseguire il racconto e ho temuto, ad un tratto, di perdere per sempre l'immagine che più delle altre mi è cara, ed è la sola, quando viene a visitarmi, che riesce a colmare il grande vuoto che il tempo ha scavato nel profondo della mia anima... Ma ecco!... la sento!... Ne avverto il profumo e la colgo, ed è "la rosa più bella" e ancora in boccio!... Albertine è qui! Io posso contemplarla! È lei la promessa di felicità, la ragione assoluta della mia esistenza... Oh, riempirsi gli occhi e il cuore di passione, di stupore! Questo, solo con l'amore si può. L'amore può finire, finisce. Ma se ritorna col profumo del tempo, se ci fa api attratte dal fiore degli anni e ne succhiamo il nettare, ogni volta cercandovi l'ultima stilla, allora questo amore non finisce e accompagna la nostra intera esistenza; ci sopravvive e dura in eterno... soltanto, noi non possiamo saperlo!... Reynaldo, tu che sei un musicista sai quanta musica c'è nell'amore, e come entrambi siano compagni della vita, nel bene e nel male! 

 

HAHN: Sì, Marcel, somiglia a una sinfonia la vita!... Penso di nuovo a Pёtr Il'ič e alla sua Patetica, alla Quinta di Mahler, al Requiem di Mozart con il suo struggente Lacrimosa. Amore e morte hanno nella musica la loro più grande celebrazione. Vanno insieme a nozze, ed è un canto alla vita il loro sposalizio. Perché la musica è gioia, è bellezza, anche nei suoi brani più commoventi e tristi! E anch'essa ha un tempo, che imita la vita scandendone i vari momenti, belli e brutti: la calma, l'armonia, la distensione; le tensioni, le inquietudini, i turbamenti. E c'è sempre un tema che ritorna, un motivo centrale che io paragono al profumo del tempo, al tempo "felice", simile a quello che la memoria ci restituisce carico di gioia e di malinconia, e che s'impone sulle altre essenze temporali, sui loro ritmi lenti e veloci, com'è nell'altalena della vita, che si trascina: ora tra un "adagio" e un "allegretto", ora tra un "andante ma non troppo" e un "vivace" o un "allegro con brio" fino ad esplodere nella sua melodia dominante, come il grandioso e nostalgico Inno alla gioia della Nona di Beethoven.

 

PROUST: Il tempo "felice" è il tempo della musica, ma esso ci esplode dentro solo coi ricordi. Perché è nella durata il segreto della gioia, la quale effonde il suo profumo quando le è compagna la nostalgia, mentre si smorza, in "solitudine", dopo ogni giro di danza, quando le ore si accompagnano coi nostri giovani sogni. 

 

HAHN: Marcel, molta musica pervade la tua Recherche. Ed è il soffio vitale, la voce sottile e il silenzioso richiamo degli oggetti, delle cose, della natura, che si fanno organo per le tue percezioni.

Nessuna cosa resta inanimata e nascosta allo sguardo, il quale l'accoglie e, trasfigurandola, gode della sua "essenza preziosa". Ogni cosa ama concedersi al mondo delle emozioni, per le quali acquista nuovo significato e nuova natura. Carpire il segreto delle cose, la verità che vi si cela, è un dono che esse ci offrono venendoci incontro. La loro epifania è quella che tu chiami "l'adorazione perpetua", perché vi contempliamo quella sacra essenza, che ce le rende accondiscendenti, vive, familiari. Oh! Quale complesso di motivi, di variazioni, di richiami intessono les petites madeleines, i campanili di Martinville, i biancospini fioriti di Balbec, gli alberi di Hudimesnil, i meli di Normandia, il pavé del cortile di Palazzo Guermantes, il selciato di Venezia, con i quali tu, amico mio, palpi l'interiorità del mondo e ne fai il capolavoro della scrittura! Ecco! Questa bellezza delle immagini, la loro corale apparizione e la visione delle essenze, da cui l'anima si lascia sedurre ed esulta, tutto questo è per me musica! La Ricerca è questo lasciarsi sedurre dall' "essenza pura" della vita. Se la letteratura, complice la memoria, fa del Tempo perduto e Ritrovato un corale degno di Bach, o un Inno alla gioia, la letteratura cessa di essere tale e diviene musica. E l'anima si fa ancora più bella, se acquista un orecchio musicale!...

 

PROUST: (annuisce) Per un musicista, quale tu sei, le parole sono note su pentagrammi e il mio romanzo è uno spartito. E forse hai ragione, Reynaldo. Se la mia Recherche è "una cattedrale", in essa può sonarvi un organo! Anche la nostra anima è una "cattedrale", e ha nel cuore il suo "organo"! È l'anima che costruisce le "cattedrali", con le quali s'innalza e s'inciela... In me sbocciano le églantines, gli alberi da frutto, i biancospini, le mie rose "fanciulle"; in me si aprono i paesaggi, si rivelano le essenze, e il tempo lascia il suo profumo. E anche se "la rosa più bella" ha mutato il suo aspetto ed è stata "recisa", inalterata rimane la sua fragranza...

 

 (A queste ultime parole, pronunciate con commozione, segue una lunga pausa. Egli si volge verso la siepe, ma il suo sguardo è fisso verso un punto morto. Poi, di nuovo, con la mano sinistra introduce tra le labbra l'estremità dei suoi baffetti e li mordicchia. Si scuote e riprende a parlare)

                           

Perdonami Reynaldo... Là, nel roseto, una rosa è appassita. E io l'ho vista riprendere vita e ne ho avvertito il profumo, l'essenza del tempo che vince sulla natura mortale, quando l'altro sguardo riconduce nel luogo d'origine il mondo, che i sensi lasciano fuori. Ogni cosa può racchiudere un intero universo. Nella rosa avvizzita tutto si è ridestato. In un attimo il tempo si è eternato e vi ho ascoltato una musica, e la musica era in me. Ed era la Patetica e l'Inno alla gioia in un'unica composizione! Ora so che l'opera è compiuta e io posso morire! Perché c'è musica e c'è bellezza in questa morte e, dunque, salvezza. La salvezza non è non morire, ma fermare il tempo per non morire dentro. L'interiorità è la nostra Arca. Perché in noi è la Bellezza, e ci salva!

 

Proust e Hahn si voltano contemporaneamente in direzione del roseto e restano qualche minuto a guardare in atteggiamento estatico. Poi lentamente riprendono la passeggiata. Una musica può fare da sottofondo.

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