IL CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA 1915 – 1918 – A MEMORIA DEI CADUTI PER I GAS ASFISSIANTI A MONTE SAN MICHELE, A S. MARTINO E MONTE CAPPUCCIO

 

Il Centenario della Grande Guerra 1915- 1918 – A memoria dei caduti per i gas asfissianti a Monte San Michele, a S, Martino e Monte Cappuccio– “Monte San Michele! Ed altre cronache di guerra” del Tenente L. Passeri – Ediz. 1933 Omero Marangoni (MI)

 

Monte San Michele!  Notizie storiche sull’attacco con i gas asfissianti

Il bollettino Cadorna del 30 giugno 1916 riferiva con le seguenti parole il proditorio attacco dei gas venefici che avevamo subito:

Sul Carso, nella zona del Monte San Michele e di San Martino, l’avversario, disperando di contrastare in altro modo la nostra azione offensiva, spinse ieri sulle nostre linee, dense di nubi di gas asfissianti, alle quali fece seguire un violento contrattacco. Le nostre valorose truppe, sfidando gli elementi dannosi dei gas, respinsero con magnifico slancio le colonne nemiche, infliggendo loro sanguinose perdite e prendendo 403 prigionieri …” “Particolarmente notizie di varia fonte, ma assai attendibili, intorno all’attacco eseguito dagli austriaci con l’aiuto dei gas asfissianti, il giorno 29 giugno, ella zona di S. Michele e di S. Martino del Carso, mettono in luce lì importanza che il comando nemico annetteva all’operazione, la cura meticolosa con la quale la preparò, il gravissimo scacco che subì … Vennero designati ufficiali che, durante l’invasione della pianura veneta, avrebbero dovuto marciare al seguito delle truppe e raccogliere gli oggetti più preziosi e le opere d’arte nei nostri musei e nelle chiese per spedirli poi nell’interno della monarchia. Tali ufficiali erano stati persino muniti di guide Baedeker e di opere della storia d’arte! La tenace nostra difesa in Trentino, le gravi perdite ivi sofferte dal nemico, la vittoriosa nostra resistenza agli attacchi austriaci del 15-16 giugno nel settore di Monfalcone, la persuasione così acquisita che la nostra fronte dell’Isonzo fosse sempre ben guernita, dissuasero il comando nemico dall’insistere nel suo progetto primitivo. Ad esso si venne però mano a mano sostituendo l’idea d’un attacco più limitato sul Carso, donde con il potente aiuto dei gas asfissianti si riteneva di poter facilmente ricacciare le nostre truppe sino alla linea dell’Isonzo. Per l’impiego dei gas asfissianti esiste nell’esercito nemico apposito battaglione specialisti-gas, che fu organizzato a Krems, sul Danubio,per cura di ufficiali germanici. Tale reparto fu nel passato giugno chiamato in gran segreto sula fronte dell’Isonzo.

L’attacco con i gas venne preparato con la cura e meticolosità consueta del comando austriaco. Furono fatti molti esprimenti. Il deposito principale dei gas fu stabilito a Lubiana; quello avanzato a Ranziano. Le installazioni per l’attacco contro le nostre linee furono fatte nella zona di S. Michele e di S. Martino del Carso, lungo la fronte della 20° divisione Honved e della 17° divisione di fanteria. I gas, ad alta pressione, erano racchiusi in bombole metalliche, ciascuna munita di rubinetto e di un tubo di efflusso. Poiché il vento non favorevole ritardava l’attacco, furono prese speciali misure di sorveglianza per impedire le diserzioni, per mezzo delle quali avremmo potuto conoscere i propositi del nemico.

La nostra brillante offensiva del giorno 28, sul Carso, e i notevoli progressi per effetto di essa conseguiti, consigliarono il comando nemico a mandare senz’altro ad effetto il tentativo con i gas nel mattino del 29. Al mattino del giorno 29, tra le 5 e le 5.30, dopo violento fuoco di artiglieria sul rovescio delle nostre posizioni nella zona si S. Michele e di S. Martino del Carso e sui passaggi dell’Isonzo, il nemico lanciava d’improvviso densi soffio nidi gas, che, con il favore d’un lieve vento in direzione del piano, investivano le nostre linee in quel settore. In un primo momento, sotto l’influsso dei fulminei effetti letali o di annichilimento, fu possibile alle colonne nemiche spinte all’attacco, di penetrare in alcune nostre trincee. Ma accorsi prontamente i rincalzi,le nostre valorose truppe, sfidando gli effetti dei gas, con immediato, violento contrattacco sloggiarono ovunque l’avversario, infliggendogli perdite sanguinose e prendendogli 403 prigionieri. Per le concordi deposizioni di essi è accertato che gravissime furono le perdite nemiche, sia in conseguenza del nostro fuoco, e dei violenti corpo a corpo, sia anche per effetto dei gas. In complesso, la giornata del 29 giugno resterà memorabile nella storia della nostra guerra come prova del cinismo, della slealtà e della efferatezza e ferocia del nemico, di contro alla quale brillarono di maggior luce la saldezza, il valore, e lo slancio delle nostre truppe dell’XI Corpo d’Armata (21a e 22adivisione) e specialmente delle fanterie appartenenti alle brigate Regina (10 fanteria), Pisa (29 e 30 fanteria)e Ferrara (47 e 48 fanteria).Si distinse nell’organizzazione la prima difesa il colonnello Gandolfo, comandante de 10 fanteria che sostenne l’urto di forti riparti nemici ed iniziò appena possibile la controffesa”.

In uno studio pubblicato sulla “Militarerwisen-schaftliche und technische Mitteilungen”, 1926, il maggiore austriaco Dr. Rendulic, conferma che l’attacco con i gas fu preparato allo scopo di alleggerire la nostra soffocante pressione sul basso Isonzo. Nota che delle 6.000 bombole installate da Mainizza a Bosco Cappuccio, solamente 3.000 poterono essere utilizzate. Fa ammontare le perdite austriache a 1466 uomini di cui 26 ufficiali, con 415 dispersi.

I  6.500 caduti del 29 giugno, sacrificatisi in mezz’ora per contenere la sleale e feroce azione dell’avversario, diedero alla assai tormentata fronte del San Michele il triste primato del maggior numero di vittime prodottesi nel minor tempo e nel più breve spazio, ma tolsero all’avversario la possibilità di sventare il decisivo attacco nel quale dovevamo travolgerlo nell’agosto successivo.

Da Peteano a S. Martino e Castelnuovo del Carso, in sette chilometri di fronte, si ebbero 6.500 morti in una mattinata.

Chi non perì subito o non fu finito a randellate, andò a riempire le fosse dei cimiteri lungo la piana friulana, i più nella settimana che seguì il giorno malefico. Pochi ebbero l’organismo capace di lottare un mese con l’erosione ostinata dei veleni ingeriti. Il giorno del lancio dei gas si trovavano in linea i seguenti reparti dell’undicesimo corpo d’armata. Da Peteano a Cima 1 e Cima 2 primo battaglione del 19° e il secondo del 20° fanteria; da Cima 3 a Cima 4 e Cappella di S. Martino (Cappella Diruta) i battaglioni del 48°; davanti a S. Martino, nella “buca carsica” e nella “lunetta” il secondo e terzo battaglione del 30°; da S. Martino a quota 164, davanti al Bosco Cappuccio il primo e terzo battaglione del 10° fanteria. Le perdite di tali reparti ammontarono, come detto, ad oltre 5.500 uomini; un migliaio toccò invece agli altri corpi schierati nella zona. Maggiore mortalità vi fu nei reparti che si trovavano in linea nei punti investiti direttamente dai soffioni di gas, come quello ovi si trovava la sesta compagnia del 48°, e nelle trincee e ricoveri posti negli avvallamenti di S. Martino. Ad omaggio di tutti i compagni d’arme, soldati ed ufficiali, morti in quel tragico evento, i quali permangono nella mia mente avvolti in un nembo di malinconia e di amore, ricordo i nomi degli ufficiali rimasti sul campo, indicando il luogo ove perirono.

Del 19° fanteria: Maifredi Mario, da Udine, sottotenente, rimasto disperso; Paris Gaetano, da Salerno, morto all’ospedale di Catanzaro.  Del 20° fanteria: Cavalier Giuseppe Cortese, maggiore, da Carpi, deceduto all’ospedale di Romans; i capitani Manlio Bonvino, da Pietra Montecorvino, all’ospedale di Romans; Vincenzo Capua, da Melicucca, rimasto disperso; D’Atri Gustavo, da SessaA., rimasto sul campo; Ettore Orefice, da Bari, al posto di medicazione di Sagrato;  i sottotenenti Ippolito Arena, da Monteleone, al posto di medicazione di Sagrato; Saverio Biavasco, da Bari, a Sagrato; Attilio Codisposti, da Arcore, a Sagrato; Roberto Curioni, da Milano, all’ospedale di Plamanova; Alessandro De Mori, da Bari, all’ospedale da campo di Romans; Bartolomeo De Risi, da Roam, rimasto sul campo; Stefano Giacheddu, da Cagliari, caduto sul campo; Giovan Battista Grazzini, da Montelupo, caduto sul campo; Filippo Ranier, da Gallico, caduto sul campo; gli aspiranti Enrico Orefice, da Palermo, caduto sul campo; Nunzio Reitano, da Acireale, rimasto disperso; Augusto Volpe, da Napoli, caduto sul campo.

Del 48° fanteria: Albano Gottardi, maggiore, caduto sul campo; Giorgio Cesari, da Migliarino, tenente, caduto sul campo; Gregorio Sacco, da Catanzaro, all’ospedale di Venezia; e i sottotenenti Benvenuto Leicht, da Bari, caduto sul campo; Nevio Lalagoli, da Novellara, caduto sul campo.

Del 29° fanteria: i sottotenenti Angelo Brandi, da Grssano, a Borgo Pisa; Giuseppe Magri, da Bergamo, caduto sul campo; Giuseppe Catenazzo, da Potenza, caduto sul campo a S. Martino.

Del 30° fanteria: Federico Marletto, da Moncalvo, capitano, caduto sul campo; i tenenti Domenico Lusetti, da Roma e Raffaele Orabona, da Aversa, caduti sul campo, e Ugo Tapparini, da Lecce, a Sagrado. I sottotenenti Ugo Calfa, da Milano, a Sagrado; Michele Carlozzo,  da San Fratello, caduto sul campo; Giovanni Cinciarusso, da Noicattaro, a Segrado; Gabriele de Matteis, da Napoli, a Sagrado; Annibale Giovannetti, da Mondù Beccaria, al posto di medicazione di Sdraussina; Omero Mazzei, da Verbicaro, a Sdraussina; Alessandro Michetti, da Ferno (Milano), caduto sul campo; Renato Mosca da Castellammare, caduto sul campo; Franceco Paolo Pasculli, da Bitonto, all’ospedale di Palmanova; Domenico Pierleoni, da Falconara, Tullio Romaccini, da Roma, Antonio Ricci, da Terlizzi, a Sdraussina; Silvio Tafuri, da Castrovillari, caduto in campo; Renato Tollemetto, da Nardò, a bosco Cappuccio; Mario Vignoli, da Zerbolò, caduto sul campo; e gli aspiranti Francesco Berardi, da Terlizzi, caduto a San Martino; Aniello Cirillo, da Roccarainola, a S. Martino; Onofrio Macarella, da Barletta, a Sdraussina; Cristoforo Pentagna, da Castel S. Giorgio, a S. Martino; Pietro Terlizzi da Gioia del Colle, a Bosco Cappuccio.

Del 10° fanteria: Ettore Milone, da Bari, all’Ospedale da campo di Versa; i capitani Giuseppe Alessi, da Messina, caduto sul campo; Giovanni Armellini, da Alzano Maggiore, (Bergamo), caduto sul campo; Luigi Piselli, da Milano, a M. Cappuccio; i tenenti Luigi Danisi, da Palo del Colle (Bari), Arturo Jannibelli, da Uggiano la Chiesa, e Ludovico Alessandri, da Bergamo a M. Cappuccio; i sottotenenti Carlo Barberis, da Castellzzo Bormida, caduto sul S. Michele, Pietro Barsi, da Firenze, Mario Bresciani, da Mira, Giuseppe Bruni, da Canneto di Bari, Giosuè Ciapporelli, da Como, Francesco Ferrarolo, da Messina, tutti caduti sul campo a Monte Cappuccio; Arturo de Toma, da Bari, perito al posto di medicazione di Sraussina; Antonio Galbiati, da Romano di Lombardia, Aldo Girardini, da Roma, Arnaldo Lenghi, da Brescia, all’ambulatorio n.31 della C.R.I.; Vincenzo Livoti, da Furnari (Messina); all’ospedale da campo di Udine; Guido Martini, da Borgo S.L., Salvatore Peloso, da Genova, Eugenio Rolleri, da Crema, Roberto Ruggeri, da Castelmaggiore (Pisa), caduti a M. Cappuccio; e gli aspiranti Onofrio Cirillo, da Toritto (bari), a Sdraussina; Pasquale Pugliese, da Bova (Reggio Calabria) alla 63a sezione di sanità, e Gaetano Foscarini, da Gallipoli, Gaetano Giannace, da Pisticci (Potenza), Mario Hoffman, da Trieste, Giacomo Mazza, da Liveorno, Domenico Modugno, da Bitonto, Michele Pittalunga, da San Paolo (Brasile) caduti sul M. Cappuccio.

Tutti questi eroi vennero vendicati a un mese di distanza con la conquista delle cime e il conseguente scardinamento della difesa di Gorizia e del Carso, ove trovammo ancora i resti degli apparecchi adoperati alla bisogna e forse lasciati in attesa di ripetere la prova capace di dare un successo obbrobrioso. La lotta tra il gas  e la maschera potrà estendersi e intensificarsi in avvenire e si baserà sull’azione reciproca del voler conoscere senza farsi conoscere. Se un esercito conosce la maschera dell’altro, getterà un gas che quella non può filtrare e così se sa quali gas adopererà il nemico cercherà di munirsi d’una maschera che possa neutralizzarli. (1)

Tenente L. Passeri

 

Ricerca storica di Giovanni Teresi

 

(1) Bibliografia:  Collana della grande Guerra – Tenente L Passeri “Monte San Michele! ed altre cronache di guerra (Fronte italiano 1915 – 1918) Edizione 1933  Omero Marangoni Editore (Milano)

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