Elite e Distinzione/5 - Guglielmo Bonanno di San Lorenzo

Noblesse Oblige? Senza alcun dubbio! Per secoli la nobiltà é stata indicata quale autentico status giuridico di taluni individui, disciplinato da regolamenti, che ne sancivano gli aspetti peculiari e determinavano, per gli appartenenti a questo ambiente ristretto, un livello di accettata e riconosciuta "superiorità", rispetto a coloro che non rientravano in tale contesto. Si può, quindi, parlare di nobiltà solo come status giuridico? No, La nobiltà, quella vera, quella autentica, e anche (e forse soprattutto) uno status morale, che non concede privilegi ma impone degli obblighi. Non determina superiorità per nascita ma per merito, perché si, si può senz’altro essere superiori; perché no? Il termine non deve incutere paura, perché non di superiorità razziale si parla. Si può essere superiori agli altri, oppure no; è solo una questione di scelta. Ciò dipende esclusivamente dal proprio comportamento e da null’altro, Non il denaro, non la posizione sociale, non la propria dimora, la propria automobile o la rozza forza fisica, possono determinare la superiorità di taluni rispetto ad altri, ma solo il proprio comportamento. Non si trovano, dopotutto, moltissimi casi, anche in Santa Madre Chiesa, di uomini e donne che, proprio in virtù del loro comportamento (ergo, delle proprie azioni), sono assurti ad un livello di superiorità rispetto ad altri?

Troppo spesso si dimentica il significato più autentico della parola nobiltà, di antica discendenza latina, nella sua forma più antica di nobilis, che significa degno di onore. I nostri avi, i Romani, avevano notoriamente una autentica predilezione per il concerto stesso dell`onore, che nasceva principalmente dal comportamento dell’individuo, evidentemente più degli altri rispettoso delle leggi e leale verso il prossimo, quandanche si trattasse del nemico in guerra. Prende, quindi, forza l’idea di riconoscere la nobiltà più che come una condizione giuridica, come un vero e proprio status morale, riflesso, nella sua forma più naturale, nel proprio quotidiano contegno. Dopotutto, non sarebbe una chiara contraddizione in termini l’immagine di colui che, pur nascendo giuridicamente nobile, non dimostra poi di esserlo nella realtà? Un nobile che non si comporti per lo meno degnamente, priva dell’onore sé stesso ed il suo Casato: lo disonora! La nobiltà, quindi, crea principalmente obblighi, non privilegi, che sono invece il giusto riconoscimento per il proprio onorevole contegno. Nobless oblige, appunto.

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