Elite e Distinzione/ 21 - Giorgio Cucentrentoli di Monteloro

Il vero cavaliere si ispira all’ideale dell’uomo apostolo, contrastando energicamente tutto ciò che è contro il bene dell’umana società, favorendo invece tutto ciò che va a van­taggio del progresso sociale ed il benessere della collettività. Il vero cavaliere non ha in­teressi personali da perseguire, non opera pro o contro, animato dallo scopo di favorire individui o correnti, opera ed agisce soltanto ed unicamente in funzione di ideali nei quali crede fermamente, al di sopra ed al di fuori di particolari calcoli personali, vantaggi e con­venienze.

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La cavalleria che fu, è, e dovrà essere fin che sarà possibile il pilastro dell’umanità che guadagna i cieli con la Fede, prima che con le astronavi, non deve rimanere astratta a quanto sta accadendo. Ogni cavaliere risenta in sè medesimo la responsabilità di chi è stato investito e con l'arma della protesta silenziosa, “scritta in fronte”, come diceva il D’Azeglio, faccia opera capillare e costante di persuasione, di risanamento morale, e sia di esem­pio alle masse portate verso una china spaventosa. La Religione, gli ideali istituzionali, la conoscenza della storia, l’esperienza, l’azione politica diretta o indiretta, il lavoro e le professioni medesime, agevolino ogni insignito a svolgere una necessaria crociata in difesa di quei valori e di quei nobili sentimenti che una macchina mostruosa, inesorabile, rivo­luzionaria, atea, anarchica, antistorica, incivile vorrebbe in ogni modo schiacciare.

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