Elite e Distinzione/ 20 - Ugo D’Atri

La nobiltà. Come la intendiamo oggi, e rivolgendo la nostra attenzione in particolare all’Europa, è ereditaria, ha, essenzialmente, origine nel Medio Evo, è legata, essenzial­mente, alla proprietà della terra. Il principio ereditario è oggi generalmente considerato un privilegio ingiusto ed è pertanto contestato; il Medio Evo è considerato l’epoca dei se­coli bui; la proprietà terriera è stata fortemente intaccata, se non distrutta, dalle legislazioni e comunque, oggi, dà redditi minimi. La nobiltà, oggi, progressivamente impoverita, spesso vista con antipatia e ridicolizzata, ha perso gran parte del suo prestigio e della sua incidenza nella società. Ciò ha generalmente prodotto, nei suoi attuali rappresentanti, un senso di avvilimento, di sfiducia nelle proprie capacità, di mancanza della volontà di as­sumere nella società un ruolo-guida aderente a quello svolto nel passato. Buona parte della nobiltà, oggi, non ha una formazione culturale adeguata allo svolgimento di un ruolo di élite, spesso si limita all’amministrazione delle sostanze residue o allo sfruttamento del proprio nome per garantirsi la sopravvivenza. Perché la nobiltà possa continuare ad avere un ruolo degno della propria storia, dovrebbe: sentirsi aristocrazia, cioè classe sociale di élite; possedere una formazione culturale di livello; essere utile alla società; mantenersi fedele alle tradizioni della propria classe sociale; non farsi contaminare dall’avvicinamento interessato di avventurieri e falsi nobili; evitare matrimoni “dispari”; mostrare energia e spirito d’iniziativa; rifuggire dal dilagare dei vizi della società odierna.

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