“Il filo rosso della rosa: arte-narrazione (attraversando la Sicilia)” di Vitaldo Conte

 

Un giorno una donna mi scrisse: “se tu fossi un fiore saresti una rosa rossa”. Queste parole hanno concorso a farmi iniziare la “narrazione” di arte-vita intorno al filo rosso di questo fiore. La rosa rossa è stata, e continua a esserlo per mistici o avventurieri, scrittori e artisti, una maschera che racconta percorsi di desiderio e alchimia. Lo è stata anche per me, caratterizzando il mio lavoro teorico-artistico, ma anche i miei viaggi sotterranei. Questi mi hanno indotto ad attraversare luoghi predisposti al segreto, come la Sicilia.

 

1. La rosa rossa come scrittura-desiderio

Presentai la rosa rossa come suggestione d’arte, per la prima volta, a Parma nel maggio 1998, nell’evento su Il borderline rosso dell’amore[1]: una rosa rossa, su un foglio bianco, era offerta alla luce e al fuoco di candele rosse sotto un borgo gotico. “La scrittura del desiderio – scrissi – può ricercare il limite estremo del proprio esistere come traccia: scomparire per divenire reliquia, feticcio d’amore e di contagio. Può spossessarsi del possesso del proprio scrittore per essere presa, manipolata, strappata, e anche bruciata per farsi luce, cenere, imprevedibile residuo”.

Nel maggio 1999 offrivo una rosa rossa in una mostra, da me curata, sulla Scrittura-desiderio a Roma (Chioda): la mia opera-teoria era espressa dal corpo rosso del fiore, posto sulle lenzuola di un letto bianco disfatto, con un poster vicino che aveva l’immagine di un corpo di donna “scritto come pagina”. Diversi sono stati gli eventi in cui ho interagito ritualmente con il corpo di una rosa rossa, disperdendone Petali / parole di desiderio[2]: come a  Roma nel 2008.

“Quest’arte – sottolinea Giovanni Sessa (filosofo) – è essenzialmente pulsionale e anamnestica, ascolta il corpo e l’istintualità di base, che può tramutarsi in reale conoscenza, a condizione che, la prassi estetica, trovi realizzazione rituale. (…) Il percorso performativo dell’autore ripropone ciò che nel mondo antico, l’iniziato incontrava all’apice della celebrazione dei Misteri dionisiaci. (…) In sintesi, la proposta di Arte-Vita di Vitaldo Conte è esemplarmente espressa dal simbolo che egli ha spesso utilizzato nelle esposizioni, atti performativi ed installazioni, la rosa rossa”.

 

2. La rosa rossa a Chioda (Catania)

Decisi di ideare un ambiente da dedicare alla rosa rossa come creazione vibrazionale. Pensai ad Aleister Crowley quando volle edificare la sua Thélema a Cefalù, ricercando la donna scarlatta. Chiamai questo luogo Chioda, che, nelle mie intenzioni, voleva significare un indecifrabile e itinerante simbolo al femminile. Dopo una prima idea di opera-ambiente a Roma (1998-2003), si concretizzò compiutamente nell’esplosiva Catania, in un appartamento del centro storico con i suoi contraddittori “margini”.  

La sua apertura artistica fu nel febbraio 2005 con l’esposizione Dal bianco una rosa rossa[3], che voleva essere la mia dedica. Questa estrema rosa rossa viveva nel bianco della casa e dei suoi arredi d’autore: creati per il luogo o donati da amici artisti.

In questo ambiente ho curato diversi eventi, tra cui l’ultimo: SottoMissione d’Amore (giugno 2006). Titolo anche del mio intervento al quarto convegno Tracker Art (Termoli) e del mio libro (2007): entrambi storia della rosa rossa come arte. L’evento voleva essere una “installazione segreta”, costituita da un illuminato percorso di arte-desiderio, che il visitatore-voyeur poteva sbirciare esternamente: attraverso le angolature dell’apertura-spioncino con le grate sulla porta d’ingresso chiusa. Ciò amplificava, con la fantasia, le allusioni erotiche degli indizi: scarpe rosse di donna con i tacchi a spillo e una rosa rossa a terra.  

A Chioda la rosa rossa è diventata gradualmente una particolare collezione d’arte, mutando di volta in volta l’aspetto delle sue presenze creative: lampada e vaso, figura e parola pittorica, oggetto e maschera. L’essenza alchemica delle sue indicazioni sotterranee emergeva nell’opera-ambiente. Questo luogo ha vissuto la propria stagione di tempio della rosa rossa con i suoi rituali d’arte.

 

3. Fire Desire / Sciatu Miu (2017)

Le unghie e bocche delle amanti di un Estremo Amore possono esprimere maschere di Arte Ultima: sono rosse come rose che vogliono diventare Fire Desire[4]: titolo del mio intervento nella mostra Assonanze e Respiri al Museo Civico Archeologico di Anzio (2017). Le mie opere e sfere di carta, disperse negli ambienti, diventavano il filo della mia storia-mostra sulla rosa rossa come narrazione d’arte. Ho scritto nel catalogo: “La rosa rossa può esprimere la rotta per molteplici erranze interiori ed espressive, in cui realtà e visionarietà convivono. Come può divenire l’indicibile di-segno di una mistica d’amore che diviene arte in progress... (…) Come può esserlo un Estremo Amore con il suo filo rosso nell’oltre…”.

Al termine dell’inaugurazione regalai i miei lavori di carta alle persone partecipanti all’evento, diventando così Donazione Desiderio, espressa anche dalla parola prendimi, scritta su alcune opere. Il mio dvd Fire Desire (2010), in visione durante l’incontro, diveniva una “narrazione” della mia storia sulla rosa rossa, nella cui ambientazione mi muovevo con l’ausilio di alcune donne, di cui avevo coperto il volto con maschere. Queste, nell’atto finale della mia azione, mentre leggevo al pubblico il mio testo, scioglievano il filo rosso di un gomitolo per avvolgere le persone presenti in creative ragnatele di relazione.

Una delle mie scritte in rosso, sulle carte di desiderio, esposte nella mostra di Anzio, apparteneva al dialetto siciliano: Sciatu Miu. Al respiro d’amore delle donne siciliane dedicai, dopo alcuni mesi, un evento di esposizione performativa a Messina (Ass. cult. ‘TesteMatte’) nel 2017. Sciatu Miu, scritto con un pennarello rosso, “viveva” su fogli di carta come graffito d’amore in una vibrazionale Festa Bianca, che sentivo come mia (invisibile) opera d’arte.

 

4. Nell’oltre con il desiderio (Sutri 2017)  

Il 23 aprile 2017 ho effettuato due eventi a Sutri (VT). Il primo Lettere di Estremo Amore si è espresso nella cornice di ‘Villa Sutri’, a cui hanno partecipato gli ospiti di questa casa di riposo, nella quale soggiornò l’ultracentenaria Melania, una donna che dichiarò di essere stata amante di Gabriele D’Annunzio. Il suo ricordo è stato “rivissuto” da Lucia Liberati, che ha creato questa struttura nel 1991. Il secondo evento si è svolto nell’Anfiteatro Romano. La video-sintesi di queste due azioni sono state incluse nel dvd Nell’oltre con il desiderio (2017)[5]. A questi eventi, al limite del rituale, hanno collaborato con me Laura Baldieri, Tiziana Pertoso, Valentina Rimauro: con il rumore di strumenti ambient e con lo snodarsi di un filo rosso, modulato dalle loro dita in una ragnatela di colloqui, che coinvolgeva gli spettatori e la memoria archetipica. Tutto si muoveva tra il reale e la visionarietà – come auspicavo nella comunicazione degli incontri –: “Abbracciami nei sogni… viaggiando nell’oltre con il desiderio… è come inseguire un filo rosso nel bianco…”.

Nell’allegato del dvd lo psichiatra Alessandro Meluzzi scrive, a proposito delle indicazioni di questo evento: “la vecchiaia non è una malattia. Soprattutto se in un ambiente adeguato recupera quella dimensione ciclica che rende ogni ora del tempo meritevole di essere vissuta con luce e pienezza. (…) può ispirare il prendersi cura di sé, degli altri, della vita e del mondo in un’unica danza di unità e creatività. Queste immagini e questo materiale, verbale e corporeo, sono l’espressione ben riuscita e compiuta di un approccio di umanesimo integrale”.

Il movimento fisico delle donne accompagnava il mio corpo-testo sulle Lettere di Estremo Amore, a ‘Villa Sutri’, che diveniva colloquio con l’esterno, ricercando la trama di questa storia attraverso l’alchimia del sogno. In questa “narrazione” convivevano l’erotismo vissuto e il trasferimento visionario di questo in un altro corpo: come nell’estremo amore di Melania (reale o fantasticato che sia). A lei dedicai una rosa rossa, poggiata sul tavolo dell’evento.

“L'arrivo di Vitaldo Conte con le sue artiste collaboratrici – nota Lucia Liberati – è stato un momento magico. Nel loro evento gli ospiti sono stati così coinvolti da cercare, nella propria interiorità, emozioni profonde che hanno esternato fuori, anche grazie alla bravura degli artisti, che hanno lasciato un segno indelebile”.

Nel secondo evento a Sutri, all’Anfiteatro Romano, la mia voce, che leggeva un testo poetico sulla Rosa rossa narrazione di arte desiderio, si disperdeva nell’ambiente e nel vento. Dialogavo con gli strumenti sonori e con il filo rosso dell’alchimia antica, “mossi” dalle donne-artiste in azione con me, davanti a testimoni, in uno scenario atemporale. La pagina che leggevo diveniva una indifesa, ma seducente, corporeità di desiderio: come quella di una rosa rossa che vibrava per i richiami dell’origine.

“Vitaldo Conte è un barbaro sognante – scrive Dalmazio Frau (scrittore e artista) – è uno sciamano cibernetico che cavalca una tigre fantasmatica lungo un flusso entropico di suono bianco che conduce al palazzo della rosa purpurea. (…) Nelle sue performance artistiche ritorna l’eterno mito di Diòniso e del suo corteo, ebbro di nuove driadi che dipanano fili scarlatti nel labirinto delle altre vite (…) per approdare a una sorta di Arte Totale che lega insieme a sé la Vita, l’Arte, la Poesia, il Sogno e l’Amore Estremo che dura oltre ogni Fine”.

 

5. La rosa rossa come corpo-testo di desiderio

Le parole di un corpo-testo, quelle che esprimono il desiderio dell’autore, tendono naturalmente al loro fuoripagina. Talvolta s’identificano nella figura simbolica di una rosa rossa. Possono insinuarsi nelle proprietà immaginali della pagina bianca come un filo rosso, che può divenire un richiamo.

La carta desiderante vuole essere un corpo-lettera d’amore, come quando s’incarna in una Rosa rossa Desiderio: titolo di un mio evento, svoltosi a Roma nel 2017[6]. Mentre leggevo il mio texte désir, scritto in rosso, su di un lunghissimo rotolo, che srotolavo un po’ alla volta, una donna (artista), seduta vicino a me, entrava in relazione desiderante con parti di questo: fra le mani e le gambe. Mentre un’altra donna (artista) fotografava la scena e scandiva con il rumore i tempi dell’azione.

I corpi d’amore della vita si trasmutano negli sguardi pulsionali della memoria come creazione. Ho “manipolato”, in un recente lavoro artistico, una mia antica fotografia che riprendeva il corpo di un’amante, posseduto simbolicamente dal gambo di una rosa rossa: mi piace ritrovarlo nel presente sul catalogo Nudo di Donna (2018)[7], una mostra itinerante in Sicilia.

Il mio texte désir è diventato il molteplice corpo-suono di un nomadismo del desiderio. L’ho esposto come opera di Arte Ultima, a Brindisi (2018)[8], facendolo scendere da una scala. Sul suo contatto finale a terra c’era una rosa rossa. Due piccole candele rosse, che lo illuminavano, costituivano un ulteriore filo rosso di arte-narrazione.

 

 


Note:

[1] V. Conte, Il borderline rosso dell’amore (evento), in Accordi di luce (a c. di V. Biasi), Borgo delle Colonne, Parma 4 maggio 1998. Catalogo.

[2] V. Conte, Petali / parole di desiderio (evento con L. Baldieri), Patio Casina delle Civette di Villa Torlonia, Roma 15 maggio 2008.

[3] V. Conte, Dal bianco una rosa rossa, blocco notes, Ed. Gepas, Avola 2005.

[4] V. Conte, FIRE DESIRE (Rosa rossa narrazione di Arte Ultima) (ambientazione-evento), in Assonanze e Respiri (a c. di G. Fucsia e M. Trabucco; org. G. Canzoneri), Museo Civico Archeologico, Anzio 25 febbraio 2017. Con L Baldieri, J. D, V. OR; T Pertoso (maschere). Catalogo.

[5] V. Conte, Nell’oltre con il desiderio, dvd, Rosa Nera /1, ToDesign, Squinzano (Le) 2017. Con L. Baldieri, T. Pertoso, V. Rimauro. Testimonianze nell’allegato di A. Meluzzi, L. Liberati, D. Frau, G. Sessa.

[6] V. Conte, Rosa rossa Desiderio (evento), in Escursioni Oniriche, Mondrian Suite, Roma 8 ottobre 2017. Con V. Rimauro (corpo), T Pertoso (suono).

[7] Nudo di Donna (mostra a c. di G. Sciacca), Catania-Siracusa 2018. Catalogo.

[8] V. Conte, Arte Ultima / Antico Futuro (evento con T. Pertoso; a c. di A. Acri, C. De Stasio), Bastioni S. Giacomo, Brindisi 25 marzo 2018.

 

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