“Un Museo nel ricordo di Enrico Mattei a Matelica” di Giuseppe Massari

Matelica, è una ridente e vetusta cittadina in provincia di Macerata nelle Marche. Famosa e conosciuta come produttrice del Verdicchio, vino DOC dal 1967. Un’attrattiva, una ragione per visitare questo piccolo scrigno marchigiano e degustare la delicatezza di questo ulteriore figlio di Bacco. Ma non solo. Matelica vale la pena essere visitata in quello che è il suo fiore all'occhiello: il Museo Piersanti, uno dei più belli della regione. Affonda la sua origine nel sec. XVII, allorché mons. Venanzio Filippo Piersanti, nato a Matelica nel 1688, divenuto cappellano segreto, primo Maestro delle cerimonie, beneficiario della Basilica Vaticana e Canonico della Basilica dei Santi Apostoli sotto i pontificati di Innocenzo XIII, Benedetto XIII, Clemente XII, Benedetto XIV fino a Clemente XIII,  iniziò all'interno del suo palazzo una raccolta d'oggetti d'alto valore storico-culturale e artistico. Il palazzo venne donato, grazie ad un lascito testamentario, nel 1901, dalla marchesa Teresa Capaci Piersanti, al Capitolo e alla Cattedrale di Santa Maria.Altro luogo degno di menzione è il  Museo archeologico, allestito all'interno di Palazzo Finaguerra, edificio storico, ubicato nei pressi del complesso monumentale di San Francesco. Il museo espone ricchi corredi delle tombe di VIII-VII secolo a.C.; di particolare rilievo sono le tombe della fase "orientalizzante" (fine VIII-inizio VI secolo a.C.), oltre a reperti archeologici, dalla Preistoria fino al Medioevo, all'età rinascimentale. Di eccezionale interesse, anche per la sua rarità, è l'orologio solare sferico in marmo con iscrizioni in greco, noto come Globo di Matelica, datato tra il I e il II secolo d.C. Ma la sua storia non si ferma qui. Come ogni storia che si rispetti, si evolve, cammina, progredisce, si ingrandisce, si integra e allarga i nuovi orizzonti della conoscenza, per aprire gli spazi ad una cultura del sapere. In questa ottica bisogna inserire il nuovo arrivato in città: Il Museo Enrico Mattei, dedicato alla memoria del fondatore e primo presidente ENI, scomparso a Bascapé, in provincia di Pavia, il 27 ottobre 1962, in circostanze misteriose  e mai o non del tutto chiarite. Questo nuovo contenitore ripercorre le tappe di una vita, del percorso di un uomo, di un manager che non fu e non deve essere considerato un cimelio; che non fu la storia dell’Italia, ma che fece la storia d’Italia, ingrandendola, secondo una sua visione moderna, industriale, avviandola sulla via del futuro e del progresso socializzante. Ovvero, l’uomo che guardò, ricco di speranze e certezze, al futuro, è tornato nella sua Matelica, in quello che era ed è il palazzo di famiglia, grazie a sua nipote Rosangela Mattei Curzi, animatrice della iniziativa museale e autrice, tra l’altro di un libro biografico sull’illustre parente: Enrico Mattei mio zio, pubblicato ad ottobre del 2013, per conto di Halley Informatica S.r.l.  Rosangela, animata dai ricordi vissuti e ricevuti direttamente dallo zio, in collaborazione con il marito e il figlio, ha collazionato e allestito quanto era possibile recuperare. Per ricordare, per non dimenticare, per tramandare la lungimiranza di un uomo che seppe camminare, con orgoglio, a testa alta, seminando bene e benefici, carità, solidarietà, generosità, amicizia e mecenatismo. Di lui, per esempio, rivive il progetto pilota che vedeva Matelica come “centro sperimentale” per portare il gas nei piccoli paesi e per aumentarne la produzione, con una politica che fosse in grado ad abbassare il prezzo di questo prodotto, avviando lo stabilimento per la produzione di bombole di gas tramite un accordo con Aristide Merloni. Naturalmente, con tutte le ricadute occupazionali che ne derivarono per gli abitanti del territorio. Volle, per gli anziani del posto, finanziandola in toto, una struttura modernissima dotata di tutti i comfort. Nell’immediato dopoguerra inizia ad occuparsi, su sollecitazioni della madre, del Collegio “Fidanza”. Un istituto che ospitava un cinquantina di ragazze dai 2 ai 17 anni a cui veniva offerta la possibilità di frequentare le scuole pubbliche e successivamente, intorno ai 16 anni, venivano avviate ad una preparazione specifica per lavorare all’Eni, grazie ad una docente, dipendente Eni, che da Roma si trasferiva nel piccolo centro marchigiano per insegnare dattilografia e inglese. Questo fu l’uomo. Un pioniere, un antesignano, anche sotto l’aspetto educativo e formativo. Per tornare al neonato Museo, a quello che è giusto definire un sacrario, è doveroso riprendere quanto ha dichiarato la signora Rosangela Mattei: “un museo che vuole essere un punto di riferimento per tutti quelli che vorranno con le loro idee, con eventuali documenti e ricordi accrescere il valore di questa iniziativa. Ho voluto mettere insieme documenti, foto, filmati, cimeli, libri e ricordi di Enrico che ho custodito per tutti questi anni e che ho deciso di mostrare a tutti quelli che ancora ricordano con affetto la sua figura”. Un museo aperto ai contribuiti di chi ha altro materiale, altre testimonianze della vita di un uomo da additare, certamente, alle nuove generazioni. Per il suo coraggio, per non aver mai avuto paura di rischiare per inseguire il suo progetto di vita, verso nuovi obiettivi. Una voce libera e indipendente. Una voce scomoda per qualcuno o divenuta tale, sopraffatta solo dall’egoismo, dalla insipienza di chi ha saputo o voluto catalogarlo come nemico da abbattere, da annientare, mentre lui, speditamente, avanzava prima dei tempi e oltre di essi. Un museo è qualcosa che serve per mettere i punti fermi a quella storia inarrestabile. Fatta, è vero di ingratitudini, ma, anche, di gratificazioni, soddisfazioni, umane, morali, esistenziali evitali; capaci di andare oltre la materialità selvaggia dell’essere umano, abitante del pianeta terra. Un museo da visitare, da leggere, da comprendere. Da fotografare e portarlo come ricordo nello scrigno della propria coscienza. Per sdebitarci nei confronti di chi, solo per morte improvvisa non potè mettere il sigillo definitivo a quanti non seppero e non vollero capire, boicottandolo, che il progresso passava da quelle vene, da quella intelligenza superiore e perciò da distruggere, pensando di sconfiggere il suo progetto di economicità, di benessere, di sviluppo, d’ impresa, di valore sostanziale, umano ed occupazionale. Un consiglio, una nota di servizio. Chiunque deciderà di posare i suoi passi su quelle orme di ricordi, lo faccia, ma contatti, sempre e prima, la signora Rosangela al seguente numero: 3400665405.

 

 

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