“Manifesta 12 Palermo” di Emanuele Casalena

O que è ista? E’ una Biennale nomade europea d’ arte contemporanea, ogni due anni trasloca di sede mettendo a confronto gli artisti partecipanti su di un tema proposto. Quest’anno il circo ha gonfiato i tendoni a Palermo sulla traccia: The Planetary Garden-Coultivating Coexistence in mostra dal 16 giugno al 4 novembre, data, per noi patrioti, dell’orgoglio nazionale. Perché Palermo? Nel 2018 la città è stata designata “Capitale italiana della cultura”, la scelta perciò è di natura strategica puntando i riflettori su un capoluogo denso di fermenti nonostante “la piovra”. L’Edi della manifestazione on the road è stata la storica dell’arte olandese Hedwig Fijen,  since its origin in 1993, la città incubatrice della mostra fu in principio Rotterdam. Il gran demiurgo dell’evento è lei, ne cura ogni aspetto, dalla selezione della sito al tema proposto fino alla scelta dei curatori, nel caso palermitano anche l’architetto Ippolito Pestellini Laparelli di OMA (Office for Metropolitan Architecture). Per realizzare la Mostra è stato stipulato e sottoscritto, presso un notaio, l’Atto costitutivo con allegato lo Statuto della Fondazione Manifesta 12 Palermo, in sigla “FM12Palermo” con domicilio in via Dante, 53, Palazzo Ziino. Carta declinata in 17 articoli con tanto di data dello scioglimento fissato al 31 dicembre del 2019, le firme in calce sono di Leoluca Orlando, Sergio Pollicita oltre al Dott. Enrico Maccarone, il Notaio.
L’Europa con Manifesta scopre le proprie carte, non proprio sempre vincenti, l’edizione cipriota (assai coraggiosa) fu annullata, quella russa non promosse alcuna ricaduta plastica nel campo artistico-culturale della patria di Dostoevskij, a Zurigo tutto era ben organizzato ma la città del dadaista Cabaret Voltaire, non ha vocazione artistica quanto finanziaria ( al contrario di Basilea). Furono flops? Certamente, ma di quest’ Europa tutta BCE, PIL, Spread che George Grosz avrebbe  dissacrato senza pietà coi suoi quadri graffianti. L’idea di H. Fijen era cucire l’abito della Primavera di Rosa Genoni sulla silhoutte artritica del vecchio Continente, calandosi nelle realtà complesse, variegate, delle sue culture, costumi, tradizioni, fedi religiose, un caleidoscopio dove l’arte può rappresentare fatti, interpretazioni, humus di soluzioni, propellente per far ripartire una comunità in affanno con la testa nel portafoglio.  
L’obiettivo autentico della manifestazione palermitana, non è una kermesse tout court d’arte alloctona al tessuto storico-sociale della città, un bel fiocco appuntato su un abito lacerato, un’iniezione d’ acido ialuronico sulle labbra, ma una terapia rigenerante sul paziente.
Il tema tradotto recita: “Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza“ traccia scelta dai Creative Mediators che non elenco durante la conferenza di presentazione romana con il fu Ministro del MIBACT  Dario Franceschini. Vizio“sinistro”avvolgere di fumo psichelelico l’arrosto sperando non si tratti d’ un misero fringuello. Ci viene da citare il F. Guccini dell’Avvelenata: “[…] non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni […]”. L’arte di certo non fa rivoluzioni ma può al più generare riflessioni sul segmento storico del quale incarna uno degli aspetti.  Fra l’altro essa è soggetto di confronto-scontro infinito dove intingono il pane i macchinisti della locomotiva, mercanti, critici, opinionisti di mestiere, una corte dei miracoli che l’accompagna al gran ballo da secoli, per amor di Narciso e di Mammona. L’arte ribelle, quel papavero rosso sui marciapiedi d’asfalto, quella concimata col degrado, graffia sui muri delle periferie, sfida il pensar borghese “non sta bene,imbratta, chi ripulisce poi?, non genera draghi nell’ovatta dei musei con la brochure in mano, quell’urlo è scritto sui vagoni delle metro, sulle pareti grigie monocole dei cessi, sulle serrande dei negozi, su tutte le superfici affamate di storie colorate per ritagliarsi un senso.
Manifesta12 vuol essere appunto una meditazione acculturata-ante, ben curata nei suoi fotogrammi, viaggio dello spettatore pagante col saio del pellegrino tra mostre, proiezioni filmiche, installazioni, giardini incantati. Un tour distribuito su ben 20 sedi dal Giardino dei Giusti al riaperto Teatro Garibaldi, coinvolgendo luoghi di culto, palazzi patrizi rarefatti, percorsi, alla ricerca di coesistenza uomo-natura o meglio uomo con uomo nella comune collocazione all’interno del grande giardino del pianeta Terra, popolato da grattacieli alti 1 Km e da umili capanne di pastori. Una varietà di nidi, etnie, usi e costumi, lingue e migrazioni che sono la grande campana sotto la quale dell’habitat umano si sveglia ogni giorno. Vista la complessità dei problemi di un mondo globalizzato interconnesso parleremmo pur di resilienza  cioè la capacità di saper affrontare le sfide superando  le difficoltà incombenti, rigirandole in positivo come opportunità di crescita.
Palermo con la sua storia di culture stratificate, di ponte tra Mediterraneo e Medio Oriente ma anche con le sue contraddizioni, rappresentava un ottimo banco di prova per un’operazione di mediazione al pari di un’incubatrice di fermenti vivi per far lievitare un pane nuovo, fragrante.
Arte come volano di ponderazione, agopuntura sul tessuto cittadino, ma non solo, tra eventi principali ed eventi collaterali il dibattito si allarga al coinvolgimento interdisciplinare delle comunità locali con l’obiettivo di coinvolgerle nel ripensare, da soggetti attivi,  alla gestione dei beni comuni come agli interventi di riqualificazione e crescita a 360° dell’organismo urbano. Urbanistica, architettura, strutture socio-economiche, lievitazione culturale, lotta alla mafia, ecc..un giardino ben curato dalle mille essenze, partecipato dalla base, all’interno di quello planetario. Un’occasione, Manifesta12, per guardarsi dentro, selezionar, curare quei semi sparsi che debbono essere piantati per far crescere il buon raccolto del futuro.
L’opera figurativa , logo della mostra, è una “Veduta di Palermo” , olio su tela, firmata da Francesco Lojacono nel 1875 ed esposto al GAM assieme ad una serie di piante per lo più alloctone, simbolo di coesistenza, metafora botanica del Giardino planetario teorizzato dal maitre à penser Gilles Clément e del quale Palermo è esempio.
Si parte in tour dal Teatro Garibaldi, riaperto per l’occasione, dove il collettivo Wu Ming, tre romanzieri di Bologna propone un’installazione con passeggiata urbana legata ai luoghi del colonialismo al grido di “Viva Menilicchi!”, scopo ovvio l’anticolonialismo e l’accoglienza bergogliana perché  a Palermo “ nessuno è migrante” firmato Leoluca Orlando.
Questo è uno spunto, visitatori continuate il tour. Tre le sezioni di Manifesta12: “Garden of Flows”( Giardino di Flussi), “Out of Control Room”( Fuori dalla sala di controllo) e “City on Stage”( città sul palco), ospitate da 20  luoghi ritenuti topici della città al fuori del sistema museale tradizionale.  Sono ben 50 i progetti coi quali confrontarsi sui temi caldi del nostro presente, diremmo in primis la patata bollente dei flussi migratori, l’ICT, la biodiversità, la crescita sostenibile, la mobilità, i sistemi di comunicazione satellitare militare in acronimo Muos.  Onestamente le note della musica di sottofondo riecheggiano spartiti assai cari sinistra, ragnatele nei palazzi patrizi aperti, ma val bene confrontarsi su un’ occasione ghiotta di crescita, dibattito, riflessione critica ma… non di ribellione.
Comunque vada sarà un successo chiosando Piero Chiambretti pensando al Rinoceronte di E. Ionesco.
 
nella foto: Manifesta 12. Presentazione a Milano, 3 aprile 2017, Francesco Pantaleone Gallery. Photo © Guido Rizzuti & Manifesta 12
 

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