"Conosco un’isola che produce miti, sogni e favole" di Vincenzo Gennaro

Conosco un isola con ambienti naturali suggestivi, mitici ed ad un tempo mistici, di incredibile bellezza con colori e odori che ti trafiggono l’anima, il cuore e la mente, dove l’incanto non finisce mai. Se l’Etna da spettacolo  stupisce il mondo che rimane estasiato perché si esibisce in mondovisione e ti fa rivivere i primi attimi della creazione .
E’ immersa in un mare iridescente quest’isola, trasparente come un cristallo dalle mille sfumature turchesi, azzurre, acquamarina, con riflessi verde smeraldo traslucidi, ci sono scogli e faraglioni piantati dai ciclopi tutt’intorno che si specchiano nell’acqua per ammirarsi come Narciso, compiaciuti della loro grandezza e della loro bellezza. In questo luogo Ulisse affinò il suo ingegno, un po’ più in là approdò Enea ed Anchise fuggiti da Troia in fiamme, ma prima di loro Minosse era venuto qui in  Sicilia in cerca di Dedalo ed ad Alia nelle grotte della Gurfa dicono che costruì il suo castello.
Da Selinunte ad Imera, passando da Agrigento  i templi dorici degli antichi greci ornano i profili dei monti e le convalli come corone regali fatte da orafi madoniti, in quel tempo i crateri diventarono teatri, le insenature si trasformarono in porti, le grotte e le caverne nelle dimore di Sibille, oracoli, indovini o rifugio di mostri che sorvegliano l’ingresso degli inferi, Cerbero e la medusa vissero a lungo in quest’isola.
In Sicilia tutto è storia, racconto, qui sono gli anelli mancanti della scienza, qui tutto è narrazione cantata, mitologica, struggente e passionale, qui tutto è dramma e poesia, qui i laghi sono formati da lacrime d’amore e disperazione, qui tutto è ballata,  stornelli e musica.
 In quest’isola i suoni sono amplificati, i ricordi sono incisi con il fuoco nell’oro della memoria, i gesti sono tramandati, solenni come rituali religiosi ancestrali. Malgrado ciò nessuno ha saputo fare di questo impareggiabile patrimonio un motore di progresso e di sviluppo, nessuno ha saputo farne un giardino dell’Eden, anche se i ceramisti di Santo Stefano, Sciacca, Caltagirone, Grammichele  reinventano il mondo, lo rimodellano e lo ridipingono ogni giorno con nuovi colori, con fantasia senza pari.
Qui gli artisti sognano, fremono, i canti e la musica raccontano ai quattro venti la storia di una terra insieme amara e generosa, rigogliosa e ribelle a volte umiliata ma non sconfitta, una terra che aspetta il riscatto.
Ma qui, troppo spesso, i palazzi del potere cinicamente tacciono, spengono il fuoco che arde, spengono le luci su questo meraviglioso scenario incapaci di sentire, capire, apprezzare il tesoro che hanno.

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